Uno sforzo cosciente

 

 
Simone Prezioso


Basta un atteggiamento di altri poco corretto o ambiguo, basta che io mi renda conto delle più o meno grandi ipocrisie altrui, basta che qualcosa nelle mie attività si realizzi al di sotto delle aspettative, insomma, basta un niente perché in me prenda il sopravvento la bassezza umana.
La bassezza umana è composta da tanti sentimenti ostili, insoddisfazioni e sfiducia, è una stanza buia in cui troppo spesso si ha desiderio di rinchiudersi per separarsi dagli altri. Spesso la si scambia per profondità, in quanto, basta riconoscerla in sé per illudersi di svolgere un lavoro interiore, e quindi dire a se stessi: “Io mi conosco e so cosa sta succedendo”.  La bassezza umana si appropria di tutte le energie disponibili, occupa lo spazio utile e soffoca le spinte creative.
Esiste un tempo in cui l’osservazione di sé è tutto ciò che viene richiesto all’aspirante ricercatore; c’è poi un tempo in cui  è necessario mettere in discussione ciò che emerge dall’osservazione, anche se doloroso; e ancora, esiste un tempo in cui la bassezza umana va semplicemente estirpata, come il contadino elimina i rami secchi e i parassiti prima che contaminino il raccolto. Sforzo cosciente e sofferenza volontaria sono indicazioni del maestro Gurdjieff per il Lavoro, che egli definisce Quarta Via. È necessario a questo punto sforzarsi di essere coraggiosi e inflessibili, in modo che l’intenzione di voler lasciare le cose esattamente come stanno non prenda in noi il sopravvento e, semmai, rimandare le buone intenzioni all’indomani. Eppure qualcosa stride nelle emozioni: non vogliamo lasciare andare il peggio che è in noi. Ci affezioniamo alla nostra bassezza umana perché essa ha origine dalla sofferenza, e chi di noi, in gran segreto, non desidera, anche se in modo infantile e deviato, che nel nostro futuro le ataviche ferite vengano risollevate? Sogniamo una risoluzione, delegando però la responsabilità di essa a quel’entità astratta e soggettiva definibile con il termine “vita”.

La situazione culturale di oggi non è delle migliori, più o meno tutti lo sanno,ma, a mio avviso, risulta essere sempre più necessaria, nella vita del ricercatore,la costruzione di una nuova etica, un’etica più alta, che trascenda l’interesse personale, la mera sopravvivenza e il futile eccentricismo.
Tutto ciò è difficile, significa nuotare in direzione opposta alla corrente, ma il supporto di un gruppo di Lavoro sapientemente coordinato, la lettura degli scritti dei maestri, la scelta delle persone e in generale delle cose che circondano la nostra esistenza, tutto ciò può rendere possibile l’impresa più alta a cui l’uomo possa ambire, e cioè, sempre con le parole di Gurdjieff, diventare non solo “uomini”, ma uomini senza virgolette.